mercoledì 28 giugno 2017

121 - RINGRAZIAMENTI

Ed eccoci qua, ai titoli di coda.
La narrazione è conclusa e spero vi sia piaciuta.
L'avventura è scaricabile qui per chiunque voglia giocarla, quando la leggerete vi accorgerete che alcune cose sono diverse rispetto alla narrazione, questo perchè, come in ogni partita a un GDR, il master può scrivere l'impianto principale ma sono i giocatori a portare i contributi e le idee che cambiano radicalmente l'approccio agli ostacoli o l'andamento che aveva pensato il master e trasformano una generica avventura in qualcosa di unico.
E questo è il bello.
E questo è il motivo per cui ringrazio davvero i giocatori che hanno preso parte a questo primo esperimento con SR, è stata un'avventura epica, mi sono divertito tantissimo e spero si siano divertiti anche loro.

Un grazie dunque a:
Christian nei panni del capitano Otto
Paolo nei panni del soldato scelto Heinz
Giovanni nei panni del marconista Marcus
Alessandro nei panni dell'interprete Varga

E un grazie particolare a Ciro, che un pomeriggio di ormai un anno e mezzo fa mi chiese in prestito il manuale di SR e iniziammo a discutere i pro e i contro del regolamento e di come si sarebbe potuto migliorare, e abbiamo passato le serate a modificare il sistema di prove e combattimenti per renderlo più dinamico, più semplice e applicabile usando i d12.
Per poi concludere che non aveva senso modificare un regolamento e poi non testarlo, e così tutto ebbe inizio.
Ah, e ovviamente per aver interpretato il pilota Klaus.

Un grazie doveroso ad Ale per ospitarmi ormai da anni sul suo blog e per il progetto One Shot! che non solo è fonte di bellissime storie ma mi ha anche permesso di conoscere e incontrare persone come lui, Mr. Mist e spero a breve anche Andrea!

Infine un grazie ai commentatori affezionati, in particolare a Mr. Mist, Andrea, Rocco, postare il resoconto al mattino e fare due chiacchiere nei commenti ormai è diventato un po' come un caffè con gli amici.
È sempre una ricchezza avere persone con cui condividere hobby e passioni.
Alla prossima narrazione!

martedì 27 giugno 2017

120 - EPILOGO 2

È notte, la neve turbina dal cielo nero davanti al filo spinato e alla casamatta in cemento.
La bandiera del IV Reich sventola strattonata dalla bufera.
Il termometro esterno segna -20°.
Un’ombra avanza nella neve alta un metro entrando nel campo di luce delle fotoelettriche.
Alcuni soldati corrono fuori dalla guardiola puntando le torce e le armi verso la figura.
“Halt!” urlano in tedesco.
L’uomo si ferma ad alcuni metri dal cancello elettrificato.
Ha diversi strati di vestiti luridi addosso, gli occhi iniettati di sangue e la barba incolta.
“Halt!” ripetono i soldati, nell’aria si sente il rumore secco dei fucili che vengono armati.
L’uomo porta una mano alla tasca e estrae una custodia di cuoio.
La apre.
“Geheime Staats Polizei” dice mentre le torce illuminano il distintivo metallico con l’aquila che stringe la svastica incorniciata d’alloro.
“Portatemi dal più alto in grado, devo fare rapporto” dice Heinz ai soldati increduli.

lunedì 26 giugno 2017

119 - EPILOGO 1


Da due giorni i Lipovenii stanno avanzando tra le montagne verso il loro rifugio invernale.
Varga si alterna a Racz a tenere compagnia a Nagi e a cercare di farla mangiare.
In una delle soste il comandante del gruppo si avvicina a Varga e Pecsi che si stanno dividendo del cioccolato.
“La ragazza è inutile” dice.
“Come sarebbe a dire inutile? È un infermiera! È preziosa!”
“Sarebbe preziosa se facesse l’infermiera ma non fa nulla.”
“Datele tempo. Ha subito un brutto shock.”
L’uomo li guarda.
“Mi dispiace, ma come avete visto in queste lande si muore per un nulla, non possiamo portarci dietro gente inutile.”
“Ma Racz la ama non accetterebbe mai di abbandonarla!”
“Lo so. Racz è molto utile, è un buon meccanico e non vogliamo perderlo. Anche tu Varga, siamo felici che ti sia unito a noi, ma Nagi…”
L’uomo guarda dietro di se, l’infermiera è seduta su un tronco d’albero, Racz le cinge le spalle con un braccio e le sta bisbigliando qualcosa, la ragazza non reagisce.
“Loro si fidano di voi” aggiunge.
Quindi si allontana e da ordine a tutti di rimettersi in marcia.

È notte nel piccolo campo.
Pecsi e Varga raggiungono il giaciglio di Nagi.
La svegliano delicatamente.
“Vieni con noi” le bisbigliano.
La aiutano ad alzarsi, poi la prendono sotto braccio e si incamminano verso il bosco, la ragazza li segue senza parlare.
Pochi minuti dopo una detonazione sveglia il campo.
Tutti balzano in piedi e corrono a vedere cosa sia successo.
Poco fuori dal cerchio di luce il corpo di Nagi giace sulla neve candida, metà della testa è aperta e sangue e pezzi di cervello imbrattano la neve e il tronco di un albero vicino.
In mano stringe una Tokarev.
Racz guarda la scena inorridito, poi urla disperato.
Cerca di raggiungere il corpo di Nagi, ma gli altri lo fermano.
“Non fare idiozie! Potrebbe risvegliarsi da un momento all’altro!”
L’uomo scoppia in lacrime.
Vargas lo prende e lo accompagna verso il campo.
“E meglio se lasci fare a loro” gli dice allontanandolo “non è qualcosa che vuoi vedere”.
Alcuni Lipovenii li superano e si affrettano a fare a pezzi il corpo della ragazza.
“Perché?” chiede Racz tra le lacrime.
Varga lo fa sedere su un ceppo.
“Era distrutta, avrebbe avuto bisogno di cure e psichiatri, ma anche se l’avessimo riportata nel Reich nessun medico tedesco si sarebbe mai preso cura di un Untermenschen” dice Varga con amarezza “lo so per esperienza, mia madre è morta perché gli ospedali nazisti hanno rifiutato di curarla, era ungherese anche lei”.
Racz singhiozza.
Varga riprende a parlare.
“Ha scelto la via più semplice per scappare da questo inferno, forse l’unica via possibile per gente come noi” guarda il buio davanti a se “ora è in un posto migliore”.
“Ma come ha fatto a procurarsi una pistola?” chiede Racz guardando verso di lui.
“Non lo so, l’avrà rubata” risponde Varga.
E con un gesto veloce tira la mantella a coprire la fondina vuota della sua Tokarev.

venerdì 23 giugno 2017

118 - IL CAMION RADIO

Oltre la gola Heinz fa scendere i due Lipovenii da un lato del camion e gli ordina di allontanarsi di alcuni metri.
Quindi sale e fa partire il mezzo a tutta velocità senza voltarsi indietro.
Ho un camion e abbastanza carburante, cibo e abiti caldi e il gruppo principale non sarà molto lontano.
Un paio di giorni dopo individua tracce del passaggio della colonna tedesca.
Continua a guidare evitando i gruppetti di morti che vagano nei paesi attraversati dalla strada.
La sera del terzo giorno, nei pressi di un piccolo borgo, vede a bordo strada due camion del II Corpo Motorizzato.
In giro non c’è nessuno.
Ferma il mezzo.
Scende.
Controlla veloce i camion.
Un trasporto truppe e il camion radio della colonna.
Perchè hanno abbandonato il camion radio?
Guarda dentro.
La radio è al suo posto ma diversi fori di proiettile costellano lo strumento.
In un angolo vede un bloc-notes dentro una custodia di plastica.
Lo apre.
Ci sono le date e gli orari delle comunicazioni radio fin dalla partenza della missione.
Scorre le righe.
L’ultima è datata 20 novembre: il giorno dell’agguato alla colonna, quando il loro gruppo è stato tagliato fuori.
La radio è stata distrutta nell’agguato! 
Un brivido gli corre lungo la schiena.
Con chi ha comunicato il nostro marconista per tutto il tempo?
Poi un’altra consapevolezza lo colpisce: non c’è mai stata nessuna colonna ad aspettarli.
Hanno continuato ad andare avanti sostenuti dalla speranza di ricongiungersi al corpo principale, ma non c’è mai stato un appuntamento, il resto della colonna non ha mai sentito le loro comunicazioni, li hanno dati per morti il 20 novembre e sono tornati in Germania.
Esce dal camion radio.
Prende il carburante avanzato nei serbatoi e lo trasferisce sul suo.
I primi morti escono dalle case avanzando verso di lui.
Sale e mette in moto.
Ci sono 700 km di Terre Perdute tra qui e i confini del Reich. Mi servirà un miracolo.

giovedì 22 giugno 2017

117 - VARGA

Klaus lascia cadere le armi nella neve e si avvicina a Varga e a Racz e Nagi.
Juhazs sostiene Kovacs, gli assalitori ordinano in ungherese ai due soldati di gettare le armi.
Juhazs guarda verso Klaus, l’unico tedesco rimasto, il più alto in grado.
Klaus annuisce.
I due lasciano cadere i fucili ai loro piedi.
Fanno qualche passo avanti.
Gli assalitori sparano quasi all’unisono.
I due soldati ungheresi cadono uno sopra l’altro nella neve.
Il comandante dei Lipovenii raggiunge i corpi, Juhazs ancora si muove, l’uomo estrae la Tokarev e gli spara in testa due volte.
Poi fa cenno ai suoi di gettare i cadaveri nel burrone prima che si risveglino.
Si gira e torna verso il gruppetto con la pistola ancora in mano.
Varga gli va incontro e inizia a parlare in ungherese.
“Klaus era uno dei vostri?” chiede l’interprete.
“No, solo Pecsi”.
“E cosa intendete fare di lui?”
L’uomo lo fissa, poi gli da in mano Tokarev.
Varga guarda l’arma nella sua mano.
Torna verso i suoi compagni.
“Aspetta!” dice Klaus.
Varga alza l’arma e gli spara in testa.
Klaus crolla nella neve.
Il sangue si allarga sotto la nuca.
Nagi si copre le orecchie con le mani.
Varga si avvicina al corpo del pilota e lo fruga alla ricerca di qualcosa di utile.
La sua espressione cambia all’improvviso.
Racz guarda incuriosito.
Varga ha in mano alcuni documenti di identità falsi e degli attrezzi sporchi di grasso.
“Mi sa che abbiamo trovato il sabotatore”.
Guarda il volto dell’uomo e il foro lordo di sangue sopra l’occhio sinistro.
Si alza.
“Non doveva finire così” mormora.
Apre la borsa di cuoio scuro che Klaus ha al fianco, dentro c’è la vecchia macchina fotografica con le lastre impresse.
La prende e torna dagli altri.

mercoledì 21 giugno 2017

116 - OLTRE LA GOLA

Heinz sale sul camion insieme a Pecsi e uno degli assalitori.
Pecsi si mette alla guida.
Il camion sobbalza e parte.
Nessuno parla nella stretta cabina.
Le mani sono sulle armi, le dita sui grilletti.
La cabina è gelida ma Heinz suda.
Mantieni il sangue freddo, è quasi fatta.
Il ponte sparisce alle loro spalle.
Dopo qualche minuto si sentono rimbombare dietro di loro alcuni colpi isolati.
Poi il silenzio.
Heinz tiene gli occhi fissi su Pecsi.

martedì 20 giugno 2017

115 - IL MACELLAIO DI DEBRECEM

Klaus si avvicina a Otto sdraiato sulla strada.
Le schegge della bomba hanno colpito il capitano al petto e al braccio.
L’uomo guarda il cielo sopra di lui mentre il sangue arrossa la neve.
Con una mano sta cercando di estrarre qualcosa dalla tasca interna della divisa.
Klaus fa qualche passo e poi gli si ferma davanti.
Alza l’accetta e la cala con gesto secco.
La lama colpisce la fronte del vecchio capitano spaccando l’osso e conficcandosi in profondità tra i capelli.
Il sangue sgorga coprendo il viso dell’uomo, la mano si ferma.
“Per Debrecem” sussurra Klaus.
Si china a guardare cosa stesse cercando Otto.
Tra le dita rigide l’uomo stringe una foto ingiallita ora chiazzata di sangue.
Nell’immagine c’è un salotto ben arredato, su una sedia è seduta una donna esile con un sorriso dolce, a fianco a lei una bambina con i capelli scuri sorride verso l’obiettivo.
Klaus si rialza, si gira e torna sui suoi passi.
Dietro al camion Juhazs è a fianco a Kovacs e sta cercando di medicare come meglio può la gamba del sergente.
Klaus fa cenno a loro di andare.
Juhazs prende Kovacs sotto braccio.
I tre avanzano lungo il ponte.

lunedì 19 giugno 2017

114 - HEINZ

Pecsi osserva la scena quindi si gira verso Heinz.
Si trova davanti alla canna di un fucile spianato.
“Tu hai fatto il turno alla mitragliatrice ieri sera” dice Heinz.
Pecsi non capisce le parole ma i gesti sono chiari, Heinz lo spinge avanti tenendolo sotto tiro.
Escono dalle rocce, davanti a loro ci sono cinque uomini con le divise del defunto esercito ungherese, fucili in mano e un paio di bombe alle cinture.
Appaiono ben equipaggiati e decisi: nonostante le loro uniformi siano logore, le loro armi sono perfettamente pulite.
Stanno parlando con Varga in romeno e ungherese.
L’interprete è vicino al primo camion, dietro di lui Racz tiene Nagi per mano, la ragazza guarda in basso senza parlare.
Tutti e tre hanno al collo delle sciarpe o dei fazzolettoni colorati.
Quando Heinz e Pecsi appaiono gli uomini alzano le armi verso di loro.
Quello che sembra essere il capo dice qualcosa a Varga in romeno, l’interprete annuisce e si gira verso Heinz.
“Dicono di far parte dei Lipovenii , sono partigiani, dicono di arrenderti e avrai salva la vita.
Io se fossi in te lo farei, non hai speranze”.
“Ho un ostaggio, faccio in tempo ad ammazzarlo” risponde Heinz.
“Non essere stupido, loro sono il doppio di noi e c’è un cecchino da qualche parte, vogliono solo il loro compagno, poi sarai libero di andartene”.
Heinz guarda i cinque uomini.
All'improvviso un'illuminazione lo colpisce.
"Siete gli stessi che avete fatto saltare il ponte e attaccato la nostra colonna!".
Varga fa per dire qualcosa, ma poi tace.
“Non mi fido, se devo morire tanto vale farmi aprire la strada per inferno da questo traditore!”.
Gli aggressori osservano la scena senza comprendere le parole.
“Di loro che voglio il camion e che lascerò l’ostaggio alla fine della gola”.
Varga traduce.
Gli uomini confabulano un po’.
Sembrano in difficoltà.
Poi il loro comandante li zittisce tutti.
Guarda Pecsi.
Poi dice qualcosa a Varga.
“Va bene” traduce lui “ma uno di loro verrà con te”.

venerdì 16 giugno 2017

113 - FINE DELLA CORSA

Klaus avanza mentre il tiro degli aggressori si concentra sul suo camion ignorando quello di testa.
Guarda il capitano con la coda dell’occhio.
All’improvviso si avventa su di lui sbattendolo contro la portiera traballante che si spalanca con uno scatto secco.
Otto colto di sorpresa cade nella neve.
La bomba a mano cade vicino a lui e si ferma poco distante.
I soldati la guardano per un secondo.
Poi la bomba esplode.
L’onda d’urto investe il camion in pieno, strappa il telone e la portiera, le schegge di ferro crivellano le paratie e sventrano i copertoni.
Il camion si inclina su un lato prima di tornare pesantemente in posizione.
Klaus riceve una scheggia nel braccio, Kovacs si ritrova sbattuto in terra con la gamba maciullata e la ferita la petto che riprende a sanguinare copiosa, Juhazs è abbastanza veloce da abbassarsi e finisce nella neve con solo alcuni graffi.

Klaus balza giù dalla cabina.
Barcolla intontito.
Il camion sta iniziando a bruciare.
Da davanti nessuno spara più.
Afferra l’accetta e fa qualche passo.

giovedì 15 giugno 2017

112 - SENZA DIFESA

Heinz e Pecsi raggiungono l'altro lato del ponte e si tirano su nascondendosi dietro uno dei piloni.
Pecsi osserva la zona, Heinz monta la MG-42 sul suo treppiede.
Vede il primo camion avanzare senza essere colpito mentre i colpi si concentrano sul secondo camion.
Prende di mira il gruppetto di nemici e spara.
Il percussore non scatta.
Merda!
 Apre veloce il meccanismo.
Il percussore è stato rimosso con perizia.
È un lavoro di almeno un ora. Chi è rimasto un’ora solo con la mitragliatrice?
Si sforza di pensare mentre un rivolo di sudore gelido gli scende lungo la schiena.
Un’esplosione lo fa voltare di colpo.

mercoledì 14 giugno 2017

111 - TUTTO PER TUTTO

I camion si coordinano con attenzione e la manovra riesce perfettamente.
Heinz e Pecsi iniziano a strisciare sotto il ponte ferroviario mentre i due camion avanzano con lentezza sul ponte stradale per dar loro il tempo di arrivare dall’altra parte.
Quando i mezzi sono circa a metà una singola detonazione rompe l’aria.
Il proiettile attraversa il parabrezza del primo camion colpendo Schimtz a un braccio.
L’uomo urla e il camion si ferma.
I soldati si acquattano e spianano le armi.
La gola rimane silenziosa mentre il rumore dello sparo si perde nella valle.
Si odono solo i lamenti di Schimtz.
Sotto il ponte ferroviario Pecsi e Heinz si fermano un attimo quindi riprendono ad avanzare appesi alle barre di metallo.
Otto, dal camion di coda, ordina ai mezzi di ripartire.
Schimtz stringe i denti e si rimette a guidare, avanza fin quasi alla fine del ponte quando un secondo colpo lo colpisce al ventre.
L’uomo cade in avanti urlando e tenendosi le vesti che si riempiono di sangue.
Una mezza dozzina di figure esce dalla curva sparando.
I soldati sul secondo camion rispondono al fuoco.
Sul camion di testa Varga spinge Schimtz fuori dall’abitacolo e si mette al volante.
“Racz la sciarpa!” urla.
Il meccanico inizia a sventolare una sciarpa colorata mentre il mezzo avanza veloce.
I colpi dei misteriosi avversari si concentrano sul camion di coda.
I tedeschi rispondono al fuoco.
Otto osserva il primo camion correre verso gli assalitori mentre Schimtz rotola fuori dall’abitacolo cadendo sulla neve.
Vede Racz sventolare qualcosa.
“Bastardo traditore” sibila.
In quel moneto un colpo lo raggiunge al ginocchio.
La pallottola spacca le ossa e trancia l’arteria.
Otto urla.
Fiotti di sangue rosso grondano delle ossa scheggiate colando sul fondo del mezzo.
Klaus guarda nella sua direzione preoccupato.
Immagini riempiono la testa di Otto.
È come a Debrecem, non importa nulla, bisogna andare avanti, devo andare avanti, devo tornare da loro.
Otto prende una granata e toglie la sicura, quindi la stringe in mano.
“Guida o ce ne andiamo tutti e due” sussurra.

martedì 13 giugno 2017

110 - IL PONTE FERROVIARIO

Il convoglio avanza con lentezza, i soldati controllano con attenzione le pareti a strapiombo della valle, pronti a intercettare qualsiasi segno di un agguato.
La strada prosegue tortuosa a fianco alle traversine della linea ferroviaria.
Dopo diversi minuti di blanda salita la strada raggiunge un dirupo.
Due ponti paralleli sorpassano la gola.
Un viadotto in cemento a campata unica per la strada e un ponte in barre di acciaio per la ferrovia.
Oltre il baratro, a una settantina di metri, la strada curva sparendo dalla vista.
I camion si fermano.
I soldati scendono osservando preoccupati il passaggio.
“E il luogo ideale per un agguato” commenta Klaus.
“Già” risponde il capitano osservando le alture con il binocolo.
Nessuno, eppure ho una brutta sensazione. Questo scenario è troppo simile all’attacco che ha spaccato la nostra colonna.
Il gruppo discute un po’ poi viene deciso un piano di azione.
Il primo camion, guidato da Schimtz, avanzerà lento lungo il ponte, il secondo camion fingerà una manovra per cercare di passare dal ponte della ferrovia poi indietreggerà e si accoderà al primo.
Durante la manovra Heinz e Pecsi, coperti dal camion, si arrampicheranno sull’intelaiatura di metallo sotto il ponte ferroviario e cercheranno di arrivare dall’altra parte di nascosto.
Heinz prende la mitragliatrice e se la carica a spalle.
Stringe la mano agli altri e fa cenno a Pecsi.

lunedì 12 giugno 2017

109 - LA GOLA

I camion sono fermi, i soldati aspettano il ritorno del gruppo di esplorazione mandato a controllare alcune baracche di legno all’ingresso della gola.
Otto segue con lo sguardo le tre figure che stanno tornando avanzando nella neve.
Dopo alcuni minuti Pecsi, Juhazs e Heinz sono ai mezzi.
“Abbiamo controllato le baracche, due sono sommerse dalle neve ma nella terza c’era qualcuno fino a poco fa” Heinz riprende fiato, nuvole di vapore si condensano davanti alla bocca mentre parla “c’era un giaciglio sfatto e della carne in scatola, inoltre da quella posizione si domina la valle, ci ha visto arrivare da ore”.
Otto osserva le montagne, quel passo rappresenta la loro salvezza ma ora appare in una luce molto più sinistra.

venerdì 9 giugno 2017

108 - PROMESSE

I camion avanzano sobbalzando sulla strada innevata.
Racz si alza dal suo posto e si siede vicino a Varga.
“Nagi è giorni che non mangia nulla” dice con voce stanca.
Varga fa un cenno con la testa, si è accorto anche lui che le condizioni della giovane infermiera stanno peggiorando.
Racz lo guarda fisso.
“Se dovesse succedermi qualcosa, promettimi che la proteggerai tu, non può farcela da sola”.
Varga rimane silenzioso un attimo, poi risponde.
“Certo, non preoccuparti, se ti dovesse succedere qualcosa mi prenderò cura io di lei, qualunque cosa accada".
Stringe la mano al giovane meccanico.
"Te lo prometto”.
“Grazie, sei l’unico che ci ha sempre aiutato, non lo dimenticheremo”.
Varga fa un piccolo cenno con il capo.
"Hai la sciarpa?"
"Si, e ne ho trovata una anche per Nagi."
"Bene".
I due rimangono in silenzio guardando la giovane infermiera che fissa il pianale del camion.

giovedì 8 giugno 2017

107 - FOTO RICORDO

Al mattino il gruppo si prepara a ripartire.
Le montagne sono molto più vicine di quello che pensavano e si innalzano a pochi kilometri di distanza.
Kovacs si alza a fatica, tossisce e gocce di sangue si allargano sulla sua mano.
Otto ricontrolla le sue mappe.
Quindi le chiude e si rivolge al gruppo.
“Uomini, ce l’abbiamo quasi fatta, un ultimo sforzo!”  indica le montagne “li c’è il passo montano che attraversava la ferrovia durante la guerra, una volta oltrepassato ci ritroveremo in pianura e potremo ricongiungerci alla colonna principale che ci sta aspettando!”
Pochi commenti seguono le sue parole.
I soldati sono stanchi, molti feriti, le montagne sembrano un ostacolo insormontabile, eppure la salvezza non è mai stata così vicina, tutti guardano la stretta valle e la strada affiancata dalla ferrovia.
Le alte pareti di roccia appaiono però minacciose, quasi volessero stritolare il sottile nastro d’asfalto.
“In marcia” ordina Otto e i soldati si incamminano verso i mezzi.
“Un momento!” dice Klaus.
Tutti si girano verso di lui.
Il pilota ha appoggiato la sua macchina fotografica sul cofano di un camion.
“Un ultima foto prima di lasciare la Romania”.
“Ma cosa diavolo…” dice Otto preso di sprovvista, ma i soldati e i civili si stanno già stringendo davanti alla macchina, sorridendo divertiti per questo piccolo ma significativo gesto.
E a Otto non resta che unirsi a loro.
Un flash e poi Klaus recupera la macchina.
“Andiamo pure”.

mercoledì 7 giugno 2017

106 - SFONDAMENTO

Il camion da uno strattone e scatta avanti mentre il potente motore militare viene messo sotto sforzo.
Davanti alcune ombre si muovono nel buio.
I primi colpi di fucile vengono esplosi verso i mezzi.
Le pallottole colpiscono le lamiere e i tendoni dei camion con schiocchi secchi.
Un proiettile perfora il parabrezza e si pianta vicino alla spalla del pilota.
L’uomo si china più che può e spinge a tavoletta.
Otto conta mentalmente i metri che li separano dall’obiettivo e richiama alla memoria il tiro utile del Panzerfaust.
Non tradirmi.
Prende la mira.
Aspetta ancora qualche metro mentre le pallottole sibilano tutto intorno.
Spara.
Una vampata illumina il retro del tubo mentre l’ogiva metallica parte con un sibilo.
Il proiettile vola preciso verso le barricate e detona.
Una colonna di fiamme esplode verso il cielo mentre detriti e schegge di metallo vengono sparate tutto intorno.
L’onda urto investe il camion, il parabrezza incrinato va in pezzi in una cascata di cristallo, aria gelida e neve irrompono nella cabina.
Klaus si abbassa e il mezzo sbanda di colpo sballottato dallo spostamento d’aria.
Poi Klaus riprende il controllo del mezzo e sfreccia tra le barricate distrutte.
Subito dopo passa il secondo camion con la mitragliatrice spara verso qualsiasi cosa si muova.
I due camion continuano la corsa nella notte lasciandosi alle spalle il bagliore del fuoco.

Il capitano ordina di proseguire quanto più possibile.
I camion continuano a correre sulla strada innevata mentre la campagna prende il posto della città.
Per buona parte della notte i mezzi avanzano avvicinandosi alle montagne.
Alla fine il capitano ordina di fermarsi quando è chiaro che i due guidatori non ce la fanno più.
Il gruppo si ferma nei pressi di un piccolo hangar.
Per tutta la corsa nessun morto è apparso nei dintorni.

martedì 6 giugno 2017

105 - CORSA NELLA NOTTE

La notte è fredda, il cielo terso.
Heinz guarda le forme scure dei camion e l’apparecchiatura radio che nessuno di loro riesce a far funzionare.
Aggancia un paio di bombe alla cintura e controlla il fucile.
Il fiato si condensa nel gelo della notte.
Otto lo raggiunge, gli altri sono già in piedi.
I piani sono cambiati.
“Dobbiamo approfittare dei danni che abbiamo inferto ai nostri assalitori” annuncia Otto al gruppo “avanzeremo nella città a fari spenti e cercheremo di farci strada verso le montagne, a tal proposito ci verrà comodo il Panzerfaust che abbiamo trovato”.
I soldati e i civili si sparpagliano sui mezzi.
Kovacs prende posto aiutato da Juhazs, nessuno gli ha estratto il proiettile, si sono limitati a disinfettare la ferita e a fasciarla il più stretto possibile.
I due camion scendono verso valle seguendo la strada.
Il convoglio passa a fianco ai resti dell’ospedale crivellato di proiettili e prosegue immettendosi nella strada principale.
I mezzi sobbalzano sulla strada ingombra di neve e macerie
Sui cassoni nessuno parla.
I morti si aggirano per le strade, la città sembra essersi svegliata completamente.
I camion accelerano, Klaus, sul mezzo di testa, accende le luci.
A destra e a sinistra sfilano alcune basse case e magazzini industriali fatiscenti.
I fari illuminano i morti che si muovono a gruppi.
I due camion fanno del loro meglio per evitarli mentre corrono verso la periferia nord.
Davanti la strada è sgombra.
La velocità cresce.
A fianco al pilota, Otto regge il Panzerfaust e si sporge nell’aria gelida della notte.
Sul camion dietro Heinz controlla il retro della strada con la mitragliatrice.
I civili si schiacciano sul fondo, Varga e Racz tengono Nagi al coperto tra di loro.
All’improvviso davanti ai camion appaiono alcune rozze barricate messe a bloccare la strada.
“Ci siamo” mormora Otto.
Si gira vero Klaus.
“Accelera!” ordina secco.

lunedì 5 giugno 2017

104 - IL BUNKER

Sotto i soldati stanno buttando i resti dei morti su quelli che stanno ancora bruciando e aspettano che gli arti e i tronchi si consumino fino alle ossa.
Un fumo nero, acre e grasso riempie l’aria.
“Bene, andiamo a vedere cosa nascondevano in questo bunker” ordina Otto.
I tedeschi entrano accendendo le torce elettriche.
Oltre la porta c’è un ampio spazio in cemento rinforzato.
Letti e brandine di metallo sono rovesciati un po’ ovunque.
Ci sono scansie con medicinali ancora intatti, bende, cibo in scatola e anche alcune taniche di gasolio per un generatore di emergenza.
Otto osserva i ripiani ordinati e intatti.

Devono essersi nascosti qui quasi subito, ma qualcuno è morto e in breve c’è stato un massacro.
Si guarda intorno.
Non sapevano come affrontare i morti. Non avevano possibilità.
“Uomini raccogliete tutto il materiale utile e caricatelo sui camion” ordina.
Raccoglie da terra un caricatore di una luger vuoto.
Tutti abbiamo perso la testa durante il Risveglio, tutti abbiamo fatto qualsiasi cosa pur di sopravvivere.
Pochi minuti dopo il convoglio riparte, Otto da ordine di dirigersi verso le colline da cui sono arrivati.
“Ci ritiriamo capitano?” chiede Klaus.
“Passeremo la notte fuori dalla città, siamo troppo vulnerabili in un territorio che non conosciamo, domani troveremo il modo di raggiungere le montagne”.

giovedì 1 giugno 2017

103 - REQUIEM

Varga corre di sotto a cercare soccorsi.
Alle sue spalle Juhazs spara ancora qualche colpo ma i misteriosi avversari si sono ormai ritirati tra le case diroccate.
Al piano di sotto la carneficina è conclusa, i pochi morti ancora in piedi vengono finiti a colpi di accetta e baionetta.
Nello stanzone le fiamme delle molotov si stanno spegnendo, l’aria è acre.
I muri sono costellati di fori di proiettile e in terra sono visibili i punti dove le granate sono esplose.
Otto ascolta il rapido resoconto poi sale al piano superiore a controllare la situazione.
Juhazs è chino su Kovacs e comprime la ferita.
“Marcus era l’unico soldato addestrato al primo soccorso” mormora Otto “con Nagi in queste condizioni…” non conclude la frase.
Guarda Juhazs affannarsi parlando in ungherese al suo sergente.
“Di a Juhazs che cercheremo del materiale medico e che intanto facciano a pezzi il corpo di Marcus.
Non possiamo rischiare” .
Guarda il corpo del marconista crivellato di colpi.
Non dimenticheremo il tuo gesto.
Si porta la mano di taglio alla fronte facendo il saluto militare.
Quindi si gira e torna di sotto.

mercoledì 31 maggio 2017

102 - MARCUS


“A terra!” urla Kovacs mentre lui e Marcus si riparano dietro al camion.
Da un angolo una mitragliatrice inizia a sparare verso l’apertura.
I proiettili fanno esplodere i vetri del camion, scheggiano i cerchioni e perforano la lamiera.
Dalla porta Juhazs e Varga sparano verso la mitragliatrice mentre Kovacs e Marcus si acquattano come possono.
Varga con un colpo fortunato colpisce uno dei serventi.
Per un attimo scende il silenzio.
“Ora!” urla Kovacs e con Marcus appoggiato a lui scatta verso l’androne.
Dalle case dall’altra parte della strada alcuni fucili aprono il fuoco.
Juhazs e Varga coprono i compagni come possono ma una pallottola raggiunge Kovacs alla schiena buttandolo a terra poco dentro l’androne.

La mitragliatrice riprende a sparare scalfendo i muri di cemento.
Schegge e proiettili di rimbalzo raggiungono il corridoio mentre anche Juhazs e Varga sono costretti ad accucciarsi.
Kovacs si trascina verso un muro, dove si siede appoggiandoci la schiena, il sangue cola dal petto e lui cerca di tamponarlo con una mano.
“Fai qualcosa!” urla Varga a Nagi, ma la ragazza si è acquattata in un angolo nascondendo la testa tra le ginocchia.
“Merda” mormora Varga “è completamente andata”.
Juhazs prova a sparare qualche colpo alla cieca ma le raffiche della mitragliatrice non si interrompono.
Marcus è riparato dietro lo stipite, sente i proiettili martellare tutto attorno.
Sono così vicino. Mi manca così poco.
La testa gli fa male.
Non adesso.
Stringe i denti, pensa al proiettile conficcato nel suo cranio, il proiettile che gli ha portato via un occhio e che l’ha lasciato per morto in queste stesse lande, ormai otto anni or sono.
Un proiettile calibro 7.92 di fabbricazione tedesca. Sparato da un ufficiale tedesco.
Non può finire tutto adesso. Non ora che posso prendermi la mia rivincita.
Il dolore alla testa gli acceca la mente.
La mano corre alla cintura, impugna una bomba a mano, con il dito stacca la sicura.
Quindi appoggiandosi alla gamba buona si sporge e la lancia.
La bomba compie un arco perfetto.
Vede la mitragliatrice sparare verso di lui.
Sente i proiettili colpirlo al petto, al braccio, alla gamba.
La bomba atterra a un paio di metri dalla mitragliatrice.
L’esplosione distrugge l’arma e scaraventa i corpi maciullati dei serventi tutto intorno.
Marcus cade sulla schiena con un tonfo sordo.
I suoi occhi fissano il soffitto scrostato.
La testa smette di far male, per la prima volta, da otto anni.
Le voci che lo accompagnavano si fanno mute.
E tutto intorno scompare.