Un’estate assolata, Mario e Paolo, entrambi quattordicenni, si sono introdotti in una officina meccanica, inseparabili come sempre.
Con loro c’è anche Sara, la ragazzina che abita vicino a Paolo, di cui Mario è innamorato da quando l’ha vista.
Girano tra gli scaffali, giocano con le parti meccaniche.
Poi il ricordo si tinge di rosso.
Di urla.
Di follia.
Mario è in piedi con in mano una barra di metallo con la quale ha appena colpito i due amici.
I giovani corpi giacciono sul pavimento di cemento, il sangue si mischia con gli oli dei fusti rovesciati.
Mario lascia cadere la barra di metallo.
Corre fuori terrorizzato.
Attraversa la strada senza vedere la macchina che arriva ad alta velocità.
Lo stridere dei freni.
L’impatto.
Il mondo che si capovolge.
Il suo corpo che vola nell’aria.
Il suo scarponcino che si staglia contro il sole.

SCENA 32

Un’estate assolata, Mario e Paolo, entrambi quattordicenni, si sono introdotti in una officina meccanica, inseparabili come sempre. Con l...

Mario si dirige verso il sotterraneo, la porta è socchiusa.
La apre.
Il magazzino è pulito, ordinato.
È una vecchia officina.
Gli scaffali sono pieni di pezzi metallici e barre di ferro.
Il tornio meccanico è in un angolo.
Alcuni secchi di vernice sono impilati contro il muro ,vicino a dei fusti di olio.
Fa qualche passo.
Sente un rumore alle sue spalle.
Si gira.
Un uomo con un completo bianco è sulla porta.
“Mario” dice l’uomo con voce gentile “è ora di andare”.
Mario lo spintona buttandolo a terra e corre fuori.
Il piazzale è diverso.
Mancano molti edifici.
Al posto dell’asfalto c’è terra battuta.
Fuori le case popolari sono scomparse e ci sono solo campi e alcune cascine.
E Mario ricorda.

SCENA 31

Mario si dirige verso il sotterraneo, la porta è socchiusa. La apre. Il magazzino è pulito, ordinato. È una vecchia officina. Gli scaf...

È sera, alla guardiola Mario viene di nuovo fermato.
Il secondo turno è appena uscito, la fabbrica è silenziosa.
“Non può entrare signore, non è un dipendente”.
“Chiami le Risorse Umane, vedrà che sono un dipendente”.
Il sorvegliante compone il numero.
Appena si distrae Mario scivola dentro.
Raggiunge il parcheggio.
Le bisarche piene di auto sono al loro posto.
L’unica auto presente è una macchina sportiva bianca.
Mario si avvicina.
Sul tettuccio c’è una clessidra ad acqua rotta.
Il liquido rossastro ha sporcato la carrozzeria immacolata.

SCENA 30

È sera, alla guardiola Mario viene di nuovo fermato. Il secondo turno è appena uscito, la fabbrica è silenziosa. “Non può entrare signor...

Mario è a casa, Sara non c’è, ma lui non sa il suo cellulare a memoria, spera che chiami lei.
Non sa cosa fare.
Si mette a cercare il suo badge per la casa.
Dopo una mezz’ora di ricerche lo trova su una mensola.
Ma sembra diverso.
Lo guarda incredulo.
La data che riporta il tesserino è 1977.
Lo mette in tasca e si prepara a tornare alla fabbrica.
Devo tornare in quel magazzino.
Si veste di scuro.
Apre la scarpiera.
Dentro c’è un paio di scarponcini che non ha mai visto.
Li infila.
Esce.

SCENA 29

Mario è a casa, Sara non c’è, ma lui non sa il suo cellulare a memoria, spera che chiami lei. Non sa cosa fare. Si mette a cercare il su...

"Appena ricevuto il messaggio il Capitano Lackoc ci ordinò di non tenere conto di quel che era stato trasmesso, la nostra missione sarebbe continuata, nonostante quell'ordine. Sia io che Sophie obiettammo che il codice di identificazione del messagio era valido e l'ordine proveniva dal Primo Ministro del governo del Principato e che quindi noi in quanto soldati eravamo obbligati ad eseguirlo!"
"Come reagì Lackoc?"
"Fece entrare nella cabina di pilotaggio due soldati armati e poi ci fece un discorso molto chiaro: ci disse che comprendeva le nostre obiezioni, in effetti Bakharov aveva tutte le prerogative istituzionali per fare quello che aveva fatto, e che i militari erano tenuti ad obbedirgli; ci spiegò che lui e tutti gli altri uomini sotto il suo comando non avrebbero obbedito a tale ordine, in quanto la loro fedeltà e lealtà andavano prima di tutto agli ultimi membri viventi della famiglia Zabi. Zenna e Mineva Zabi dovevano essere portate il più lontano possibile dalla Federazione almeno per il momento. Il capitano ci informò che il suo gruppo era pronto ad andare fino in fondo e che  noi avremmo dovuto prendere una decisione in base alla quale loro si sarebbero poi comportati di conseguenza. La situazione era molto tesa: Probst si schierò subito dalla parte di Lackoc, com'era comprensibile, Sophie era molto combattuta se rispettare come sempre le regole o meno, mentre io ero pronto a mollare tutto, anche se temevo eventuali ritorsioni, visto che i due soldati assieme a Lackoc avevano il dito sul grilleto del fucile. A sbloccare lo stallo fu l'intervento di Lady Zenna, che entrò nella cabina di pilotaggio e dopo aver discusso alcuni minuti con Lackoc, si rivolse a noi affermando che comprendeva il nostro smarrimento e ci assicurò che a chi avesse deciso di obbedire all'ordine del Primo Ministro, lasciandosi però disarmare e non ostacolando la continuazione della missione, non sarebbe stato fatto alcun male. A quel punto io mi feci avanti ed espressi la mia decisione: avevo combattutto pur odiando la violenza ed avevo anche ucciso. Avevo fatto tutto questo per difendere la gente di Zeon, ora che la mia patria non era più in guerra però volevo smettere di combattere e di uccidere; non avrei ostacolato la missione ma non avrei più preso in mano un'arma!"
"Cosa accadde?"
"Mi lasciai disarmare, e non mi venne fatto nulla, fui comunque allontanato dalla cabina di pilotaggio per precauzione ed inviato in una sezione isolata del Komusai, Sophie nel frattempo aveva deciso di continuare la missione, disobbedendo a quanto ordinato dal messaggio di Bakharov, so che per lei fu una scelta molto sofferta e difficile. La situazione si calmò, io stesso mi sentii sollevato, come non mi sentivo da molto tempo. Dopo qualche minuto ci comunicarono attraverso l'interfono che la Gwazine era finalmente arrivata al punto d'incontro, e ci stava per raccogliere."
"Ce l'avevate fatta, il piano di Char aveva funzionato! Adesso Willy vorrei che lei mi confermasse l'idea che mi sono fatto sulla vostra destinazione segreta."

15 - IL MOMENTO DELLE SCELTE.

"Appena ricevuto il messaggio il Capitano Lackoc ci ordinò di non tenere conto di quel che era stato trasmesso, la nostra missione sa...

Mario si sveglia di soprassalto.
È a casa sua.
Sara non c’è.
Il sole entra dalla finestra.
Sarà andata a lavoro.
Esce e prende la macchina.
Si dirige alla fabbrica.
Passa il badge ma il tornello non si apre.
Lo passa di nuovo.
Nulla.
Esce un sorvegliante.
“Signore c’è qualche problema?”
“Il mio badge non funziona”.
Il sorvegliante prende la tessera.
“Signore questa è una tessera della Lidl”.
Mario guarda incredulo la carta.
“Se non è un dipendente deve allontanarsi”.
“Aspetti, chiamo un mio collega”.
Tira fuori il cellulare.
La rubrica è vuota.
I messaggi sono vuoti.
Il registro chiamate è vuoto.
Ma che succede?
Compone a memoria il numero di Paolo.
“Pronto” risponde l’amico.
“Paolo, sono io, Mario, non mi fanno entrare al cancello, vieni al gabbiotto”.
Dall’altra parte Paolo tace per qualche secondo.
“Mario chi?”.

SCENA 28

Mario si sveglia di soprassalto. È a casa sua. Sara non c’è. Il sole entra dalla finestra. Sarà andata a lavoro. Esce e prende la mac...

Paolo è alla linea, arriva il responsabile delle Risorse Umane.
“Paolo, la direzione vuole parlarti”.
Paolo si pulisce le mani in uno straccio.
“Che succede stavolta?”
“Seguimi, te lo diranno loro”.
Paolo stacca la saldatrice e posa la maschera vicino alla sua postazione.
Segue l’uomo.
Nel corridoio si dirige verso gli uffici.
“No, non di la”.
“Ma l’ufficio non è di la?”
“Seguimi” dice il responsabile.
Escono nel cortile.
Attraversano lo spiazzo dove le bisarche vengono caricate.
Scendono una scala di cemento che si ferma davanti a una porta di metallo con vetri smerigliati.
L’uomo la apre.
“Prego” dice “ti stanno aspettando”.
Paolo entra.

SCENA 27

Paolo è alla linea, arriva il responsabile delle Risorse Umane. “Paolo, la direzione vuole parlarti”. Paolo si pulisce le mani in uno st...

Mario continua a salire verso la cima della collina dove vede il bagliore rossastro.
Arrivato in cima c’è una luce rossa e delle ombre umane in controluce.
Sono in piedi, come se lo aspettassero.
Mario fa qualche passo nella loro direzione ma la luce si spegne e si ritrova solo nel buio.
Il cellulare rotto vibra nella sua tasca.
Numero sconosciuto riporta il display crepato.
Mario sbatte il cellulare in terra frantumando lo schermo.
Ma il cellulare continua a vibrare.
Mario lo calpesta con furia fino a spaccarlo completamente.
Un fruscio lo fa voltare.
C’è un uomo vestito di un completo bianco.
Con una mano regge un cellulare vicino all’orecchio.
Abbassa il telefono e se lo mette in tasca.
“Mario” dice l’uomo con voce gentile “sei arrivato finalmente, aspettavamo solo più te”.
Mario si gira e corre giù dalla collina.

SCENA 26

Mario continua a salire verso la cima della collina dove vede il bagliore rossastro. Arrivato in cima c’è una luce rossa e delle ombre um...

Mario gira senza meta, seguendo le stradine.
Il suo sguardo viene attirato da una luce rossa su una collina poco lontana.
Si incammina in quella direzione.
Sale il declivio.
Il cellulare vibra.
Lo tira fuori.
Numero sconosciuto.
L’indicatore della copertura di rete è a zero.
Con il dito tremante scorre lo sblocco.
“Pronto...”
Sente solo scariche statiche.
Fa qualche passo.
Sente una voce, sembra il fratello che parla con qualcuno.
Cammina ancora.
Sente altre voci.
C’è Sara che parla di qualcosa, ci sono le voci dei colleghi.
La linea è molto disturbata.
Cammina verso la cima della collina sperando di migliorare la ricezione.
Sente la voce di Luca.
Sente la voce di Paolo.
Le scariche elettrostatiche sono assordanti.
La comunicazione cade.
Freneticamente richiama il numero.
Dall’altra parte si sente una voce meccanica.
“Attenzione, il numero chiamato è inesistente”.
Il cellulare gli cade di mano e si rompe.

SCENA 25

Mario gira senza meta, seguendo le stradine. Il suo sguardo viene attirato da una luce rossa su una collina poco lontana. Si incammina i...

Mario girovaga nel bosco, ha freddo ed è tutto bagnato.
Tira fuori il cellulare, non c’è campo.
A un certo punto un cigolio attira la sua attenzione.
Cammina in quella direzione, trova un piccola strada asfaltata.
Un barbone sta spingendo un carrello.
Mario si avvicina.
“Scusi buon uomo dove-”
Ma rimane paralizzato.
Il carrello del barbone è pieno di scarponcini slacciati.
“Dove li hai presi quelli?” chiede con un sussurro.
Il barbone lo guarda.
“Me li da l’uomo in bianco” dice e poi si allontana nel buio seguito dal suo cigolio.

SCENA 24

Mario girovaga nel bosco, ha freddo ed è tutto bagnato. Tira fuori il cellulare, non c’è campo. A un certo punto un cigolio attira la su...

"Mentre venivo trainato verso la navetta Komusai, riparai il comunicatore dello Zaku, non era un danno grave ed infatti riuscii a farlo funzionare ed a mettermi in contatto con Sophie."
"Voleva essere certo di averla scampata?"
"Già... Sophie mi disse che Probst aveva ricevuto da Lackoc il permesso di raccoglierci, ma viste le condizioni del mio mobile suit, avrei dovuto abbandonarlo prima di salire sul Komusai. Inoltre mi avvisò che a causa di alcune danni subiti dal Komusai durante l'inseguimento, il supporto vitale era danneggiato; avremmo dovuto continuare ad indossare le nostre tute spaziali anche all'interno della navetta. In effetti mentre ci avvicinavamo alla navetta avevo già notato alcuni danni sullo scafo, probabilmente era per quel motivo che viaggiava a velocità ridotta."
" Lei temeva che vi avrebbero lasciato indietro?"
"Era una delle possibilità, su questo erano stati chiari con noi fin dall'inizio. In ogni caso abbandonai il mio Zaku nello spazio augurandomi di non doverci salire sopra mai più  e mi aggrappai alla mano del mobile suit di Sophie, fino a quando fummo ormai dentro al Komusai. Appena arrivati, un sergente ci disse di andare a fare rapporto da Lackoc in sala di pilotaggio. E così facemmo."
"Come si comportò Lackoc durante l'incontro?"
"Non fu duro, anzi si congratulò con noi per aver affrontato il nemico, a volte penso che in cuor suo temesse che saremmo scappati non appena usciti nello spazio. Dopo il rapporto ordinò a me e a Sophie di provare a riparare il sistema di supporto vitale almeno fino a nuovi ordini.
"Perchè proprio a voi due?"
"Io ero un buon meccanico mentre Sophie se la cavava bene coi computer. Ci recammo nella sala macchine ed iniziammo a riparare il macchinario del supporto vitale, non so se il fatto di essere ancora vivo e lontano dai combattimenti influì sulle mie capacità meccaniche, ma nel giro di mezz'ora, riuscimmo ad effettuare la riparazione. Il supporto vitale ricominciò a funzionare e a riciclare ossigeno e potemmo toglierci i caschi e respirare aria fresca. Ricordo che in quell'occasione notai che Sophie aveva un'espressione strana. Le chiesi lumi a riguardo e lei mi disse che mentre eravamo in sala di pilotaggio per il rapporto, aveva buttato un'occhiata sullo schermo del computer di navigazione ed aveva visto che la rotta impostata non era compatibile né con Zeon, né con la nostra base lunare di Granada, in pratica non eravamo diretti là."
"Quindi?"
"Questo fatto mi incuriosì molto, ma non ebbi tempo di pensarci in quanto due soldati vennero ad ordinarci di recarci in sala di pilotaggio per un nuovo briefing con Lackoc e per nuovi ordini. Una volta giunti davanti al capitano, costui ci disse che il punto di incontro con la Gwazine e col colonnello Char era stato raggiunto, avremmo dovuto aspettare in silenzio radio l'arrivo dell'incrociatore che ci avrebbe dovuto portare alla meta ultima del viaggio, data l'importanza della missione non eravamo ancora autorizzati a conoscerla."
"Tipico degli ufficiali: segretezza sempre e comunque!"
"Già, però Lackoc ci permise di riposarci assieme a lui nella cabina di pilotaggio visto che lo spazio nel Komusai era poco e quel poco era stato lasciato a Lady Zenna, sua figlia, la balia e la loro scorta. Mentre eravamo in cabina di pilotaggio ci venne ordinato di mantenere il più assoluto silenzio radio, anche se avremmo dovuto comunque rimanere in ascolto nel caso in cui fossero giunte delle comunicazioni dal comando."
"Quindi dovevate solo aspettare che arrivasse la Gwazine e che vi dicessero dove eravate diretti."
"Mentre aspettavamo avvenne però un evento incredibile."
"Ossia?"
"Erano da poco passate le 2 del 1°gennaio dell'anno 80 del secolo spaziale, quando dal comunicatore laser ci giunse una trasmissione: era preceduta da un nostro codice di identificazione militare, ma non era codificata ed era su tutte le frequenze militari. In quella comunicazione il primo ministro di Zeon Darcia Bakharov in persona, ci informava che: a causa della scomparsa della famiglia Zabi ed in conformità con la costituzione, lui aveva assunto tutti i poteri, pertanto, come primo atto formale, aveva nuovamente instaurato la Repubblica ed aveva siglato con la Federazione Terrestre  la resa di Zeon e la fine delle ostilità. Bakharov ordinava a tutti i soldati di terminare ogni ostilità nei confronti della Federazione e consegnarsi disarmati alle forze federali più vicine."
"Certo, ora ricordo: subito dopo la caduta di A Baoa Qu Zeon firmò quel trattato presso la base di Zeon, Granada!"
"La fine della guerra, quello che avevo sempre sognato."
"Tutto bene quindi!"
"No, niente affatto..."
"Come? Cosa intende?"

14 - IL PROCLAMA DI BAKHAROV.

"Mentre venivo trainato verso la navetta Komusai, riparai il comunicatore dello Zaku, non era un danno grave ed infatti riuscii a f...

Mario si rialza tossendo acqua sulla riva di un laghetto.
È notte fonda.
La macchina sportiva bianca è scomparsa nel laghetto, solo un tenue bagliore rossastro viene dalle acque scure.
Accende la luce del cellulare.
È in un bosco.
Una strada sterrata arriva fino a li.
Si guarda intorno.
Vicino alla riva vede uno scarponcino slacciato.


SCENA 23

Mario si rialza tossendo acqua sulla riva di un laghetto. È notte fonda. La macchina sportiva bianca è scomparsa nel laghetto, solo un t...

L’auto parte.
Si muove fluida nel traffico.
Fa la rotonda e esce verso la tangenziale.
Una volta sulla tangenziale Mario fa fatica a capire dove si stia dirigendo.
Tira fuori il cellulare per attaccare il gps.
Una chiamata persa.
Numero sconosciuto.
Cerca di seguire sul gps il percorso della macchina.
L’auto fila veloce verso Avigliana, la mappa di Google si fa grigia mentre il mezzo prende strade sterrate.
Le ruote grattano sulla terra battuta.
All’improvviso l’auto si ferma.
Mario sente le portiere chiudersi.
Poi sente qualcuno avvicinarsi al portabagagli.
Mani che si appoggiano al metallo sopra di lui.
Sente la macchina muoversi lenta, poi sempre più veloce e poi un SPLASH.
L’acqua inizia a entrare nel vano.
Una luminescenza rossa illumina il bagagliaio.

SCENA 22

L’auto parte. Si muove fluida nel traffico. Fa la rotonda e esce verso la tangenziale. Una volta sulla tangenziale Mario fa fatica a ca...

Mario esce dal primo turno.
Il parcheggio è ingombro di macchine, va verso la sua quando nota un’auto bianca, sportiva.
Si avvicina.
Il cofano è ammaccato su un lato, una delle luci è rotta.
Guarda dentro.
Sul sedile posteriore è abbandonato un grosso mazzo di chiavi.
Si guarda intorno.
Le bisarche coprono la visuale del gabbiotto dei sorveglianti.
Apre il baule dell’auto e ci si infila dentro.

SCENA 21

Mario esce dal primo turno. Il parcheggio è ingombro di macchine, va verso la sua quando nota un’auto bianca, sportiva. Si avvicina. Il...

"Appena fuori nello spazio virammo seccamente a destra per seguire la traiettoria del Komusai, sfruttando la copertura fornita dal relitto di un nostro incrociatore. Come aveva previsto Char, ci scontrammo contro alcuni detriti, nulla di pericoloso, tuttavia, il fatto che alcuni di essi fossero cadaveri alla deriva nello spazio, fu una sensazione atroce ed ancora oggi ho i brividi a pensarci. Nel frattempo avevo intravisto la Gwazine ingaggiare un furioso combattimmento con un incrociatore pesante federale ed i suoi mobile suit, vidi persino un lampo rosso balenare nel mezzo della battaglia: era il mobile suit del colonnello Char."
"A quanto pare il diversivo stava funzionando."
"Beh, sicuramente se non ci fossero stati loro ad aprire la strada, noi non avremmo avuto alcuna possibilità di farcela."
"Quindi vi stavate allontanando dai combattimenti, dunque eravate in salvo!"
"Lo pensai anch'io, ma mi sbagliavo, eravamo da poco usciti allo scoperto superando il relitto che ci aveva dato copertura, quando una bordata di megaparticelle ci passò molto vicino. Fortunatamente ci mancò, ma quello ci fece capire  che eravamo stati individuati: probabilmente dalla stessa nave che stava combattendo contro la nostra Gwazine o forse un'altra, non saprei, so solo che alcuni secondi dopo, i nostri sensori individuarono un segnale emesso da alcuni mezzi in avvicinamento verso di noi. Capimmo che la loro era una rotta d'intercettazione, ricevemmo conferma di ciò dal Komusai, il capitano Lackoc ci ordinò di prepararci a combattere!"
"Quello che più temeva..."
"... si stava avverando..."
"Cosa accadde?"
"Ci preparammo alla battaglia, non sapendo ancora con esattezza quali e quanti fossero i nostri nemici, continuammo a muoverci nella rotta del Komusai, ma ci spostammo in modo da frapporci tra il nemico e la navetta. Appena i sensori ci indicarono la distanza ideale per sparare aprimmo il fuoco."
"Non avevate ancora identificato il nemico però?"
"No la densità di particelle Minovsky nella zona ce lo impediva, ma capimmo, dal fuoco di risposta che ci arrivò contro, che eravamo in inferiorità numerica. I sensori poi ci diedero conferma del fatto che stavamo combattendo contro tre unità nemiche: due RGm 79 Gm ed un RB 79 Ball. Io ero molto preoccupato, i due mobile suit Gm avevano mediamente prestazioni superiori ai nostri Zaku, e sebbene i nostri mobile suit fossero armati di bazooka, il nemico poteva contare sulla maggiore cadenza di fuoco delle loro pistole a raggi: in pratica per ognuno dei nostri colpi loro ne sparavano due. Le confesso che fui tentato di fuggire, ma a quel punto sarebbe stato un suicidio, decisi di continuare a combattere, anche se purtroppo la nostra poca esperienza in combattimento non ci avrebbe aiutato. I nostri avversari decisero di suddividersi i compiti, i due mobile suit attaccarono me e Sophie mentre il Ball iniziò a sparare contro il Komusai. Nel mezzo della battaglia ci arrivò una comunicazione dal Komusai in cui Lackoc ci ordinava strillando di eliminare il nemico che li stava attaccando, ma noi eravamo già impegnati in una lotta per la sopravvivenza contro i due Gm. Sebbene ce la mettessimo tutta, i nostri colpi non erano abbastanza precisi da colpire direttamente i nostri assalitori, di quella lotta concitata ricordo solo che uno dei miei colpi arrivò abbastanza vicino al bersaglio da danneggiarlo ma gli  procurò solo danni lievi.
Ad un certo punto venni colpito ed andai nel panico, inziai a tremare e mi ricordo che per un attimo lunghissimo pensai al soldato federale che avevo ucciso. Non riuscii più a pilotare in modo efficace e venni colpito una seconda volta, guardai terrorizzato la strumentazione di bordo: alcune telecamere erano saltate ed il computer mi segnalò che la l'integrità strutturale del mio mobile suit era scesa al 30%. In pratica ero spacciato."
"Accidenti una situazione veramente disperata, come riuscì a cavarsela?"
"Fu Sophie a salvarmi la vita, anzi la salvò a tutti noi!"
"Come fece?"
"Ad un certo punto del combattimento, probabilmente rendendosi conto della difficoltà di colpire dei nemici così agili con il bazooka, abbandonò quell'arma ed imbracciò il mitragliatore da 120."
"Ma era un'arma meno potente!"
"Certo ma aveva una cadenza di fuoco superiore e permetteva di sparare raffiche tali da colpire più nemici contemporaneamente."
"Effettivamente..."
"Con una raffica lo Zaku di Sophie colpì e distrusse il Ball che, nonostante gli sforzi di Probst, stava mettendo alle corde il Komusai.  In seguito con una raffica successiva danneggiò irrimediabilmente il Gm che mi stava attaccando, lo vidi cominciare a perdere pezzi nello spazio fino ad esplodere. A quel punto l'ultimo Gm rimasto, si sganciò dal combattimento lasciandoci allontanare. Era finita!"
"Evidentemente al pilota federale non sarà andata a genio l'idea di rischiare la pelle per inseguire dei nemici in fuga, in fondo la battaglia era già vinta!"
"Anche io la penso così, ma dentro di me ringrazio ancora quel pilota che scelse di vivere anzichè lottare insensatamente fino alla morte. In ogni caso subito non riuscii a capacitarmi di essere ancora vivo, dal comunicatore mi arrivarono delle chiamate, ma l'apparecchio di ricezione era danneggiato e non capii nulla, poi vidi sullo schermo il mobile suit di Sophie che si avvicinava, mossi il mio Zaku in modo da farle un cenno e dimostrarle che ero ancora in vita e quindi lei mi trainò fino al Komusai che aveva rallentato la sua corsa, permettendoci di rientrarvi all'interno."

13 - INSEGUIMENTO NELLO SPAZIO.

"Appena fuori nello spazio virammo seccamente a destra per seguire la traiettoria del Komusai, sfruttando la copertura fornita dal re...

Sara è a casa, sta facendo le pulizie.
Sente un auto fermarsi nel vialetto.
Finalmente Mario è tornato!
Si da una sistemata ai capelli e si dirige alla porta.
Il campanello suona.
Apre la porta.
“Ma possibile che dimentichi sempre le chiavi zuccone” dice con voce allegra.
Ma le parole le muoiono in gola.
Sulla porta c’è un uomo vestito con un completo bianco.
Nel vialetto un auto sportiva bianca con il motore acceso.

SCENA 20

Sara è a casa, sta facendo le pulizie. Sente un auto fermarsi nel vialetto. Finalmente Mario è tornato! Si da una sistemata ai capelli ...

Mario passeggia nel quartiere, non conosce le strade, è quasi mezzogiorno, il mercato sta smontando.
Prende il cellulare dalla tasca.
Il led lampeggia rosso.
Una chiamata persa.
Apre il registro, appare un numero sconosciuto.
Richiama.
Dall’altra parte si sente una voce meccanica.
“Attenzione, il numero chiamato è inesistente”.

SCENA 19

Mario passeggia nel quartiere, non conosce le strade, è quasi mezzogiorno, il mercato sta smontando. Prende il cellulare dalla tasca. Il...

Luca invita Mario a casa sua.
L’appartamento è poco lontano da Porta Palazzo.
Salgono tre piani di scale.
L’appartamento di Luca è piccolo e in disordine.
È chiaro che il sindacalista viva da solo.
“Siediti Mario” dice Luca “ti prendo una birra”.
Apre il frigo.
“Ho saputo della lettera di richiamo, ma non preoccuparti, tu non firmare nulla, ci penso io”.
Gli porge una birra.
“Aspetta che prendo l’apribottiglie”.
Torna nel cucinino.
Mario si guarda attorno, libri accatastati, contratti, un codice civile aperto su un tavolino.
Poi vede una clessidra ad acqua su una mensola, al posto dell’acqua c’è del liquido rossastro, oleoso, il tempo della clessidra è quasi finito.
“... tranquillo che alla direzione ci parlo io” sente la voce di Luca dal cucinino.
Mario si alza, apre la porta e esce.
Luca sente solo la porta di casa sbattere.

SCENA 18

Luca invita Mario a casa sua. L’appartamento è poco lontano da Porta Palazzo. Salgono tre piani di scale. L’appartamento di Luca è picc...

"Delusione a parte avevate ancora una possibilità di lasciare la fortezza prima che cadesse in mano nemica, una possibilità che a molti non era stata data, non le pare?"
"Ora come ora, ragionando a mente fredda, lo so e me ne vergogno, ma allora con la tensione e la paura che avevo, non riuscivo a capire, volevo solo sopravvivere senza dovere ammazzare nessun altro!"
"Mi parli di quei momenti: cosa si ricorda?"
"Ricordo che Char si raccomandò di stare attenti ad eventuali detriti e relitti appena usciti dalla docking bay, poi ci augurò buona fortuna e ci separammo, mentre ci dirigevamo di gran carriera ai nostri Zaku incontrammo la squadra di riparazione che si recava in tutta fretta verso la Gwazine, ci dissero che i nostri mobile suits erano pronti, armati e riforniti, le catapulte di lancio erano programmate per partire automaticamente 5 minuti dopo la partenza della Gwazine e del Gelgoog. Raggiungemmo i nostri Zaku ed entrammo nell'abitacolo, preparandoci per la partenza, vidi la potente corazzata spaziale avviare i motori mentre le porte della docking bay si aprivano; la spinta generata dai suoi reattori fu così potente da far tremare tutto, poi i ganci frenanti che trattenevano l'astronave furono fatti saltare ed essa uscì a tutta velocità verso lo spazio, seguita alcuni istanti dopo da Char sul suo mobile suit."
"Bene, il piano era iniziato, ora si trattava solo di aspettare il vostro turno! Come fu quell'attesa?"
"Fu infinita, eravamo probabimente uno degli ultimi settori che non era ancora caduto in mano al nemico e non sapevamo se fosse vicino o lontano, ero preoccupato perchè eravamo bloccati sulle catapulte di lancio e quindi vulnerabili. Osservavo con ansia il timer sullo schermo del computer di bordo, non sapevo nemmeno se il piano di Char avrebbe funzionato, se il corridoio di fuga fosse ancora libero o meno. Cercai di non pensare di spegnere il cervello per un secondo e rilassarmi per ritrovare la necessaria concentrazione, ma la mia mente tornò agli attimi del combattimento precedente e precisamente al momento in cui avevo ucciso quel pilota federale...
A circa 40 secondi dalla partenza avvertimmo improvvisamente una grande vibrazione: erano esplose le cariche che avevamo piazzato nel magazzino rifornimenti. I federali erano vicini, molto vicini. Ricevemmo una comunicazione da Lackoc che ci imponeva di mantenere il sangue freddo e di rimanere concentrati, ma dal tono che aveva capii che anche lui era preoccupato. Poi sentimmo altre vibrazioni, forse i federali erano riusciti a fare breccia nella docking bay. Guardai il timer mancavano 2 secondi, misi le mani sui comandi e sentii la spinta della catapulta di lancio schiacciarmi contro il sedile, in quel momento diedi massima potenza ai motori ed in un attimo ero fuori dalla docking bay 23, fuori da A Baoa Qu."

12 - L'ULTIMA CORSA.

"Delusione a parte avevate ancora una possibilità di lasciare la fortezza prima che cadesse in mano nemica, una possibilità che a m...

Sabato mattina, Mario è al baloon, cerca un arma.
Punta un banco di un napoletano che vende biciclette.
“Senti amico, sto cercando una cosa”.
“Una bici?”
“No un’arma”.
“Un’arma e perché la chiedi ammia?”
“So che qui si compra di tutto...”
“Ma chi cazz sei te? Sei nu sbirro? Io non vendo armi, vai in armeria”.
“Non sono un poliziotto, se tu non le vendi dimmi chi le vende”.
“Vai all’armeria ti ho detto!”
Alcuni altri venditori vicini fanno capannello intorno a Mario.
“Vai via!”
“Qui siamo gente onesta!”
Mario sente qualcuno che gli mette un braccio sulle spalle.
Si gira e vede Luca.
“Tranquilli ragazzi, è un amico mio, è solo un po’ stressato, ora andiamo a fare due passi”.
E si allontana con Mario.

SCENA 17

Sabato mattina, Mario è al baloon, cerca un arma. Punta un banco di un napoletano che vende biciclette. “Senti amico, sto cercando una c...